Le origini medievali della scienza moderna

 

Per lungo tempo si è ritenuto che la scienza medievale non avesse dato nessun significativo contributo all’origine della Scienza moderna, nata dalla Rivoluzione scientifica del XVII secolo. Edward Grant nel suo libro intitolato “Le origini medievali della scienza moderna” affronta il problema con un approccio a dir poco innovativo e originale. Infatti il docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University non si limita, come si fa di solito, a mettere in evidenza quelle che furono idee anticipatrici di alcuni pensatori medievali. Questo contributo ci fu certamente (anche se non in tutti i casi può esservi piena certezza) ma non è essenziale per la tesi di Grant. Essa infatti si basa su dei prerequisiti contestuali e sostanziali che furono un prodotto della scienza medievale e la sua eredità, la quale rese possibile la Rivoluzione scientifica. I prerequisiti contestuali sono tre:

1- Le traduzioni

Gran parte della letteratura scientifica era in lingua greca ma da tempo questa non era più accessibile nell’Occidente cristiano. I Latini però non mancarono di rendersi conto della “latinorum penuria” quando entrarono in contatto con la civiltà araba che da tempo aveva ultimato le traduzioni di molti pensatori greci, fra i quali Aristotele. Anche in seguito alla Reconquista si venne a creare una vera e propria ondata di traduzioni in latino dall’arabo e dal greco nel corso del XII secolo. Fu così che arrivarono anche in Occidente le opere di Aristotele, di Archimede, di Euclide, di Galeno e tanti altri insieme anche ai vari commenti alle difficili opere di Aristotele. Questo evento pone già un problema significativo: come fu possibile una accoglienza così entusiasta di opere di pagani, in un contesto così fortemente cristiano? Perchè la Chiesa ne permise la diffusione quando queste contenevano idee pericolose quando non offensive (come l’eternità del mondo sostenuta da Aristotele, negando così la creazione)? Per rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro, ai primi secoli del Cristianesimo. Il fatto è che la diffusione della nuova religione fu molto lenta, quasi quattro secoli, per cui i Cristiani furono a lungo in una posizione di subalternità nei confronti della cultura pagana e impararono quindi a farla propria. Ciò non avvenne, come vedremo, nella civiltà islamica perchè la diffusione dell’Islam fu impetuosa (e per larga parte forzosa) per cui nel giro di cento anni i Maomettani avevano già cambiato la geografia politica con la creazione di un vasto impero. Quindi le traduzioni del XII secolo furono solo il secondo veicolo col quale la cultura latina cristiana accettò quella pagana, perchè già da secoli era scesa a compromesso con questa.

2- La nascita dell’Università

Le Università furono il prodotto della rinascita dei secoli XI-XII che videro, insieme al riaffermarsi di una stabilità politica, tutta una serie di innovazioni tecnologiche sulle quali qui non è possibile accennare. Importante fu il fattore dell’incremento demografico e della rinascita delle città, ma non determinante. Già diverse civiltà antiche avevano conosciuto un certo sviluppo scientifico insieme a vere e proprie megalopoli. Tuttavia nessuna di esse produsse mai qualcosa di simile all’Università, evidentemente perché non si tratta di una creazione urbana ma di una creazione autonoma della civiltà occidentale. Esistevano quattro facoltà: quella delle arti; di filosofia naturale; di medicina; di teologia. Per comodità ricordiamo quali erano le sette arti: grammatica, retorica e logica (trivium); aritmetica, geometria, astronomia, musica (quadrivium). Le sette arti liberali erano le ancelle della filosofia naturale della quale abbiamo parleremo dopo. Le Università disseminate in tutt’Europa avevano un carattere internazionale grazie all’uso del latino che permetteva ai professori di spostarsi senza difficoltà da un’università all’altra permettendo una forte circolazione delle idee. Non mancavano le dispute, tanto che queste erano istituzionalizzate in varie forme che si affiancavano alla lectio. Si trattava quindi di un curriculum prevalentemente scientifico, le materie come la storia e la poesia vennero aggiunte solo col Rinascimento. Questo dimostra lo stretto legame fra la nascita dell’università e le traduzioni, che pure erano state di argomento prevalentemente scientifico. Inutile notare che tutto questo (così importante per tutta la storia successiva) avveniva nel pieno dei “secoli buii”. Le università modellarono la vita intellettuale occidentale creando un clima favorevole alla ricerca scientifica. Anche in questo caso la Chiesa ebbe un ruolo determinante perché, anche qui, non solo non si oppose a queste istituzioni (che poi si autogovernavano, anche le facoltà erano indipendenti tra loro) ma addirittura ne fondò come fece Bonifacio VIII con la Sapienza di Roma. Le Università, e così tutta la cultura medievale, furono caratterizzate da un amore per il sapere come valore intrinseco che non venne mai più meno nella civiltà occidentale cristiana.

3- I filosofi teologico-naturali

L’emergere di questa categoria ebbe un ruolo importantissimo. Erano esperti sia di teologia sia di filosofia naturale. Così scrive Grant a pagina 261: “Se i teologi nelle università avessero deciso di opporsi alle dottrine aristoteliche perché pericolose per la fede, esse non avrebbero potuto diventare il nucleo essenziale dell’insegnamento nelle università europee”. Essi erano convinti dell’utilità della filosofia naturale anche per la teologia, ma nelle loro ricerche non confusero mai le due discipline rifiutando la tentazione di creare una “scienza cristiana”. I testi biblici non venivano usati per dimostrare le verità scientifiche, erano argomenti persuasivi e non dimostrativi. I filosofi teologico-naturali godevano anche loro di un notevole livello di libertà di ricerca, anche perché non erano molti gli argomenti che potevano essere veramente pericolosi per la fede e c’era il modo di affermare alcune teorie senza pericolo. A questo riguardo riportiamo un passo di Tommaso d’Aquino molto eloquente:

“Che il mondo ha avuto inizio è cosa che si tiene soltanto per fede, ma non oggetto di dimostrazione o di scienza” (Summa theologiae, parte I, quest. 46, art. 2″)

Il passo si riferisce al dibattito sull’eternità del mondo sostenuta da Aristotele, da notare che l’autore non crede dimostrabili scientificamente nessuna delle due tesi. Ma quello che più conta è che San Tommaso distingue nettamente ciò che è affermabile solo per fede da ciò che può essere dimostrato scientificamente, chiaramente il passo non deve essere letto anacronisticamente ma senza dubbio contiene un grado di modernità sorprendente. Di esempi di questo tipo se ne possono fare tanti altri con diversi autori.

Quindi le cause della Rivoluzione Scientifica sono da ricercare altrove e non nei livelli di cultura o di istruzione. Altrimenti l’occidente cristiano avrebbe dovuto esser l’ultimo posto per la nascita della scienza moderna, molto meglio la civiltà islamica o quella bizantina. Il vero discrimine fra l’occidente cristiano e queste ultime due è proprio invece a livello religioso. In esse infatti la teologia creò un clima di ostilità nei confronti della scienza e di Aristotele per cui si raggiunsero ottimi risultati nelle scienze esatte ma uno scarso sviluppo della filosofia naturale. Quest’ultima fu essenziale per la Rivoluzione e quindi lo fu anche Aristotele, la filosofia naturale è infatti la madre di tutte le scienze perché affronta tutti i campi dello scibile (fisica, meccanica, ottica ecc…) che poi divennero scienze autonome. La Rivoluzione nacque infatti dall’esigenza di dare nuove risposte a vecchie domande e non tanto da nuove conoscenze, lo stesso Galileo formulò molte ipotesi sbagliate. Fu la filosofia naturale della scolastica medievale che pose quelle domande, e senza di esse la Rivoluzione avrebbe tardato di secoli perché essa nacque proprio dall’esigenza di distaccarsi dall’aristotelismo, ma se questo non ci fosse mai stato Galileo e gli altri avrebbero avuto ben poco da contestare. La filosofia naturale potè svilupparsi in Occidente perché la teologia cristiana la accolse con entusiasmo, questo perché era già scesa a patti con la cultura pagana avendola fatta propria. Questo spiega il grande fenomeno delle traduzioni del XII sec. e l’entusiasmo fu tale da produrre un evento unico nell’umanità: l’istituzionalizzazione dell’istruzione con la nascita dell’Università. Così si creò un clima favorevole al sapere e alla ricerca che fu la vera eredità del Medioevo al mondo moderno. I filosofi naturali avevano certo dei limiti teologici ma questi non furono di grande ostacolo perchè l’esplosione del conflitto scienza-fede era evitato dai filosofi teologico-naturali, cioè dai teologi che si occupavano di applicare la scienza alla fede ma mantenendo separati i due aspetti.

Galileo e gli altri ereditarono così un contesto di apertura, tutta una serie di questioni, di ipotesi, tutto il linguaggio scientifico medievale ampiamente usato. Se la Chiesa non avesse voluto, le traduzioni non sarebbero state possibili e neanche l’università sarebbe nata senza il suo assenso. Non solo non si oppose, ma guardò alla nuova letteratura filosofico-scientifica come a un fatto di vitale importanza. L’altra differenza dell’Occidente con l’Islam e l’oriente bizantino è che in queste ultime due non esisteva una separazione fra Stato e Chiesa e questo rendeva inconcepibile la solo esistenza di una vera scienza e di una cultura “laica”. Quella separazione invece c’era in Occidente almeno in via di principio. In questo senso se è vero che ci sono stati conflitti fra scienza e fede cristiana è vero anche che essa, pur ponendole dei limiti, ne incitò lo sviluppo fino a permettere la Rivoluzione scientifica che nacque dall’esigenza di un nuovo metodo e che fu un grande passo avanti dell’umanità ma, senza quella eredità medievale e cristiana, essa non sarebbe mai stata possibile. Ecco perché la Rivoluzione avvenne nell’Occidente cristiano, perché il Cristianesimo sviluppò un rapporto essenzialmente positivo e razionale con la scienza. Passiamo ora all’analisi di quelli che Grant definisce i tre prerequisiti sostanziali:

1- Le scienze esatte

Erano la matematica, l’astronomia, la statica e l’ottica. Queste furono arricchite dagli studiosi medievali, ma senza introdurre rilevanti innovazioni tecniche e metodologiche. Essi ebbero però il merito di mantenere vivo l’interesse per queste scienze che altrimenti, in Occidente, sarebbero finite nell’oblio. Senza questa opera di conservazione la Rivoluzione Scientifica avrebbe tardato di secoli. Questo può essere considerato un importante contributo “passivo” da parte degli studiosi medievali, ma non manca quello attivo.

2- La filosofia naturale

Fu il contributo “attivo” da parte del mondo medievale. La filosofia naturale aristotelica, in tutti i suoi aspetti, fu profondamente rinnovata con uno sviluppo fin oltre l’immaginabile. Gli stessi intellettuali islamici guardarono con stupore questo sviluppo che si basava anche sul contributo delle opere di Avicenna e di Averroè che, paradossalmente, venivano virtualmente ignorate nella civiltà islamica. Sarebbe troppo lungo qui fornire i dettagli di questo grande quanto complesso sviluppo. La filosofia naturale era considerata l’ancella della teologia, ma di fatto divennero due discipline del tutto indipendenti.

3- Il linguaggio scientifico

Galileo e gli altri studiosi poterono avvalersi di un’ampia terminologia scientifica ereditata dalla scienza medievale. In parte questa era mutuata da Aristotele ma era stata anche corretta e innovata. Furono elaborati nuovi concetti importanti come la distinzione fra dinamica e cinematica, il peso specifico, il moto uniforme, l’accelerazione uniforme, la velocità istantanea e l’impetus (utilizzato ancora per tutto il secolo).

Gli autori della Rivoluzione scientifica ereditarono, quindi, un contesto favorevole alla scienza con un sorprendente grado di libertà. Ereditarono tutta una serie di problemi scientifici (come quello del moto e del vuoto, per fare qualche esempio) e un vivo interesse per la natura e la struttura del mondo fisico. Perchè la scienza medievale fu essenzialmente razionale, sancendo di fatto la libertà di indagine e l’autonomia della ragione. La Rivoluzione nacque da una nuova concezione del mondo, da un nuovo uso della matematica e da un nuovo metodo che si basava sull’esperimento. Quest’ultimo era di rado usato nel Medioevo che produsse solo esperimenti isolati. Gli studiosi medievali non erano ostili alla matematica ma la applicavano solo a problemi ipotetici. Ai tempi di Galileo era giunto il momento di cambiare, le critiche erano giuste. Lo stesso Galileo però non avrebbe mai ammesso, e forse non avrebbe potuto, il contributo medievale perché troppo immerso nel contesto di critica all’aristotelismo. Galileo creò una potente caricatura degli aristotelici presentandoli come ottusi e servili, e in effetti così passarono alla storia. Anche Locke definiva quello della scolastica solo una ginnastica mentale che ne faceva dei coniatori di vuote parole. L’errore comune è quello di non limitare questo giudizio agli aristotelici del tempo, ma di applicarlo anche a quelli medievali fornendo un’idea falsa della filosofia naturale. Anche la Chiesa si era arroccata nell’aristotelismo ma bisogna anche comprendere che quello era stato il modo di pensare per secoli e secoli. Molti avversari di Galileo (che divennero veri e propri nemici personali) si appigliarono alla teologia probabilmente in mancanza di argomenti più attinenti. Ad ogni modo il processo era già iniziato e condannare la scienza in toto era impensabile (e non auspicabile). Nonostante le nuove paure per la fede, gli studiosi continuarono ad avvalersi di una libertà di ricerca impensabile nelle altre civiltà del tempo. Galileo non fu condannato tanto per le sue teorie (quello fu il motivo ufficiale), infatti Copernico non fu neanche processato per la sua rivoluzione copernicana. Perché? Perché Galileo pretendeva di scrivere le sue opere scientifiche in volgare, mentre Copernico continuò a scrivere nella lingua dei dotti e della scienza: il latino. Quindi senza dubbio esisteva un problema di libertà da parte della Chiesa, ma ad essere limitata era soprattutto la libertà di divulgazione e non tanto quella di ricerca che, fra alti e bassi, non venne mai meno. Cosa non da poco in quanto questo ultimo concetto era quasi inintelligibile altrove. Tuttavia la condanna di Galileo segnò di fatto un deteriorarsi dei rapporti fra Chiesa e scienza, lo dimostra il fatto che l’opera “De Revolutionibus orbium coelestium” di Copernico circolò indisturbata per settant’anni. L’iscrizione nell’Indice dei libri proibiti, nel 1616, scattò per via di questo inasprimento che però non è stato, come abbiamo visto, sempre l’atteggiamento della Chiesa. Un’altra causa di questo tardivo intervento si può però individuare anche nelle prime polemiche sollevate da Galileo dove si sosteneva con forza e pubblicamente la rivoluzione copernicana. Forse fu proprio questa la causa scatenante della messa all’Indice, la quale però durò solo quattro anni. Dopo questi l’opera di Copernico fu rimossa dall’Indice con qualche correzione di passi (non molti) che vennero emendati senza modificare la teoria che però doveva restare tale (e non una realtà fisica). Questo periodo merita però una trattazione a parte.Per quanto riguarda la scienza greco-araba-latina, Grant la definisce un trionfo di tre civiltà che fu un grande esempio di pluriculturalismo nonostante le differenze linguistiche e religiose. Ma i cristiani occidentali, in particolare, ebbero il merito di saper apprendere da tutti: dai “pagani greci morti” agli “eretici musulmani morti”. Secondo l’autore è uno dei capitoli più gloriosi della storia dell’umanità, anche perché avvenuto in un tempo impensabile come quello medievale erroneamente considerato dai più un tempo buio e ottuso.

 

Ettore Barra

 

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